venerdì 21 dicembre 2012

Il mondo non finisce, i contratti sì

Oggi non è finito il mondo.
Ma il 23 dicembre finisce il mio contratto. Ho un contratto a progetto. Svolgo due progetto diversi, uno vero e proprio si è concluso con l'invio dei materiali in regione, per l'approvazione e conseguente pagamento della somma richiesta dall'ente che mi ha assunto. Una collaborazione a progetto in piena regola: decidevo io i miei orari, se rimanevo indietro col lavoro rispetto alle mie tabelle di marcia, mi trattenevo più a lungo. Il tutto compatibilente con gli orari di apertura e la disponibilità dei mezzi (la postazione pc per intenderci). Il 15 dicembre come previsto, tutto era pronto. Spedito, finito.
Il secondo progetto è dura definirlo tale... Svolgo mansioni di segreteria presso la portineria, quindi c'è da badare l'utenza, e molto altro. Avevo orari ben precisi, e chiedere un permesso voleva dire smobilitare altre persone dai loro incarichi per coprire la mia assenza, e richiedeva che io avisassi largamente per tempo. Non c'è nessun progetto vero e proprio, c'è solo l'esigenza di non farmi un contratto troppo lungo e di pagare deicontributi minimi.
Mancano due giorni alla scadenza del mio contratto. Le persone che si occupano della gestione di questo ente culturale per il quale lavoro, non hanno accennato al futuro, e quando sollecitate, ci hanno invitati a "fare un giro" dopo la chiusura festiva. Si sono però ben premurati che molto del lavoro necessario subito dopo le feste sia già svolto, minacciandoci rispetto al rinnovo del contratto, di fronte alla nostra obiezione che certi carichi di lavoro negli orari in cui siamo a disposizione del pubblico sono difficili da portare a termine.
Inizieremo le feste di Natale senza sapere se verremo riconfermati e con quante ore all'attivo, da padroni feudali, ci dicono che stanno lavorando per... prodigandosi di..., lasciandoci alla mercè della loro bontà. Non meritiamo neanche notizie più certe, o interventi risoluti. Tutto rimandato, uno di loro è anche partito per una crociera, dall'altra parte del mondo.

Alla scadenza del primo contratto, nelle ore che mi son rimaste, invece di tornare a casa, sono scesa a dare una mano alle colleghe, che di lavoro ce n'è sempre. Non sono mai uscita all'ora in cui abbiamo stabilito, la sera, ma sempre almeno un quarto d'ora dopo. In questi giorni il mio collega si è ammalato, e ho coperto i suoi turni proponendo di venire per non mettere in difficoltà colleghi che si sarebbero trovati in mezzo a lavori iniziati da altri. Ho anche preparato qualche addobbo natalizio per dare un aspetto più in tema con le feste a questo luogo frequestato dagli utenti.

La cosa ridicola è che tutte queste cose le avrei fatte anche senza l'incombenza di un contratto che scade e di un rinnovo "miraggio".

2 commenti:

valigiesogni ha detto...

Ti leggo solo ora e mi chiedo come sia andata a finire. Certo che è triste vivere una vita reale, tornare a casa sempre un po’ amareggiati e sentire il politico di turno che filosofeggia su cose estremamente distanti dalla quotidianità di noi altri.
Un abbraccio forte.

Clode ha detto...

Carissima Barbara,
il contratto è stato rinnovato, ma solo per tre mesi, e poi si ricade nell'incognita di non sapere. Prendo quel che arriva e rifletto sulle possibilità.

Un abbraccio! :)