giovedì 12 novembre 2009

Senza Fiato


Toglie il fiato davvero questa canzone. Adoro Dolores O'Riordan, e mi piacciono molte cose dei Negramaro, quindi non potevo che apprezzare questa canzone.
Magnifica.

lunedì 2 novembre 2009

About me

foto da Flickr


Jacqueline lancia un meme che accolgo volentieri per due motivi, il primo è che è un po' che non scrivo e in questo periodo faccio fatica a trovare l'ispirazione, il secondo è che il meme che propone mi piace e mi lancio.
Allora, lo scopo è trovare 10 cose inedite sulla sottoscritta, vediamo se trovo qualcosa di interessante da scrivere, che non vi ho ancora detto e vediamo se arrivo a 10.


1. Adoro le rose bianche. Non quelle verdine o di quel bianco tendente al giallo, no. Quelle bianchissime. E segretamente spero sempre di riceverne.

2. Sono diplomata al Conservatorio, ma non sopporto l'opera lirica, o meglio, mi addormento, letteralmente. L'ultima volta ho preso sonno al Palafenice a Venezia durante la Madame Butterfly, e mi sono svegliata di colpo all'acuto della soprano.

3. Mi commuovo fino alle lacrime per la storie sui bambini (soli maltrattati, che soffrono...). Dai grandi film (Neverland in assoluto quello che mi ha fatto piangere di più), alla più stupida delle fiction o dei cartoni animati.

4. Ho un sogno nel cassetto: aprire una libreria con caffetteria a Brighton (anche se dopo l'ulitmo viaggio in Inghilterra ho pensato che sarebbe meglio cambiare location...).

5. Porto 2 tipi di calzature: scarpe da tennis o con il tacco non più basso di 5 cm. Ecco, le scarpe sono una cosa in cui non ho mezze misure.

6. Non mangio formaggio. Mai mangiato e mai ne mangerò! Vomito solo con l'odore, fanno eccezione solo la mozzarella (ma solo cotta) e la ricotta in combinazioni del tipo ricotta e spinaci.

7. Vado molto fiera dei miei occhi verdi che ogni tanto tendono di più all'azzuro, dipende dal tempo, o dall'umore, o da non so, non l'ho mai capito, ma mi danno l'idea di essere un po' più speciale degli altri (in fondo quanti saremo al mondo ad avere gli occhi verdi... qualche miliardo?!)
Ah, mi dicono che rido con gli occhi...

8. Ho la fortuna di avere uno zio che ha un cavallo, e mi mise in sella per la prima volta quando avevo 4 anni, tra le urla di mia nonna che si opponeva strenuamente. Tutt'ora quando lo vado a trovare, se il tempo lo permette lo obbligo a farmi fare un giro, e lui ogni volta mi insegna qualcosa di più difficile. Andare a cavallo è una delle cose che più amo al mondo!!

9. Sono disordinatissima. Camera mia è il regno dell'entropia, mia nonna diceva sempre che ci vorrebbero un paio di persone a starmi dietro per sistemare tutto quello che lascio in giro... e sbadata, sbadatissima!!!

10. Mi piace cantare, e dicono che non me la cavo male. Canto sempre quando posso, inutile dirlo, ovviamente anche sotto la doccia.


Ecco, che siano interessanti non lo so, ma tant'è!
Adesso dovrei precettare 10 persone.. Ma le ho 10 persone nel blogroll???
Beh, vediamo, ovviamente lascio alla volontà di ognuno, diciamo che leggerei volentieri sul medesimo argomento:
Lieve, Mario, Stefy, Mary, Barbara... e chiunque passi di qui e abbia voglia di fare questo simpatico giochetto!
Attendo di leggervi!

mercoledì 14 ottobre 2009

Pago un vecchio debito

foto da qui
Alessandro Baricco

La mia esperienza di lettrice mi ha fatto capire che Baricco è uno di quegli autori che si ama o si odia. Io, questo è ovvio, lo amo.
Non farò finta di essere oggettiva, o di riuscire a vederne i difetti, spiegherò semplicemente perché piace a me.

Il primo libro che ho letto di Baricco è stato Novecento (sì, prima, molto prima che uscisse il film), da lì ho continuato con Oceano Mare, Seta, Castelli di Rabbia, City (ok Ale, ti perdono per averlo scritto), Senza Sangue, Omero, Iliade, L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, Questa Storia, I Barbari. Sono andata a teatro a vedere e sentire Arnoldo Foà che interpretava Novecento, sono corsa al cinema a vedere Lezione 21.

Ho sempre amato i narratori, quegli scrittori cioè che hanno il gusto di raccontare le storie (per lo stesso motivo amo anche la Allende) e trovo che lui sia uno di questi. Con il suo modo talvolta ironico, talvolta sofisticato, ti fa entrare in un mondo, e lì conosci i suoi personaggi che sono così strani che non puoi non innamorartene, perché rappresentano la fragilità umana. Elisewin è la paura che tutti abbiamo di rischiare nella vita, che si può vincere gettandosi nell'amore. Thomas è la rabbia e il desiderio di vendetta che abbiamo provato, incarna tutti i torti che abbiamo subito, e non si salverà se non accetta l'amore che gli viene offerto. Il Sig. Rail è la nostra voglia di sognare senza limiti o barriere, di cambiare il mondo e di rendere possibile l'impossibile. Hélène è la nostra capacità di amare incondizionatamente, dimenticando noi stessi senza che l'altro/a se ne renda conto.

Poi ci sono i suoi giochi linguistici, quel manovrare arbitrariamente parole e punteggiatura che lo ha reso (nel bene e nel male) famoso. Ma ovviamente non è del tutto una sua invenzione, a giocare con la sintassi avevano iniziato molti e molti anni prima. Quello che fa Baricco, però, è quasi una trasposizione musicale sulla pagina scritta. Ed ecco che spuntano pagine "corali", dove si alternano molte voci o addirittura si mescolano fino a non poter più distinguere una dall'altra, o dove ad essere raccontati non sono più gli avvenimenti ma i suoni.

Due parole vanno spese per la sua attività di critico, in particolare di critico musicale. Ne L'anima di Hegel e le mucche del Winsconsin scrive delle cose che sono estremamente moderne per l'epoca della pubblicazione, parla di modernità con la duplice veste di chi la musica l'ha studiata e di chi la fruisce. Smonta luoghi comuni grandi come macigni (vedi quello sul suonare con sentimento) e riesce a dire cose per nulla banali. Poi si può essere d'accordo oppure no, ma questa è un'altra storia.

Sul suo film ho speso numerosi post quando è uscito al cinema, per cui andateveli a ripescare. Basti dire che chi ama i suoi libri amerà anche il suo film, perché si riconosce il tocco e lo stile, e rimane narratore anche dietro la macchina da presa. In più in questo film riesce a infilare molto del suo lavoro di critico: il discorso sui totem e sulla modernità e spettacolarità della musica.

Sono di parte? Certo, ma per mia stessa ammissione. Ho provato a spiegare perchè nutro una sconfinata ammirazione per quest'uomo e il suo lavoro. Lungi da me tentare di portare qualcun altro a vederla allo stesso modo.

giovedì 1 ottobre 2009

a proposito di musica...


Oggi riunione degli insegnanti, per i corsi di musica, e due ore a parlare del futuro dei Conservatori in Italia, ne terranno 20? O solo 2? Ancora non si sa, pendiamo tutti dalle labbra e dalla penna della Gelmini.
Qualcuno più lucido dice che in effetti è vero, da quando i Conservatori erano diventati così tanti ( si parla degli anni '60- '70) la qualità si è decisamente abbassata, qualcun altro dice, vogliamo dare la possibilità di studiare la musica, perché a noi a dato tanto, e vogliamo dia tanto ad altri. Il direttore incalza, vogliamo dare lavoro ai giovani musicisti e allargare l'insegnamento musicale nel territorio.

Io li ascolto, confusa, lo ammetto. Non sono sicura che qualcuno debba per forza darmi la possibilità di lavorare, se non me lo merito, o meglio, non si può pensare che al diploma in Conservatorio debba equivalere un posto di lavoro. Troppo facile, bisogna pretendere qualcosa in più.
Poi, per quanto riguarda l'insegnamento a tutti, io sono per l'accesso a tutti, ma anche perché possa continuare chi ci crede e ne ha le capacità, non proprio tutti. Insomma per intenderci, io ho avuto accesso all'insegnamento della fisica, ma era ben chiaro quando la mia prof mi guardava sconsolata alla lavagna e diceva "si vede che studi eh, ma la fisica proprio non la capisci", era chiaro che non avrei mai potuto far quello tutta la vita. E non l'ho mai preteso.

Poi va detto che ci sono molte cose sbagliate nella riforma dei Conservatori, troppe cose di cui non si sta tenendo conto, troppo favore alle scuole private, e se il risultato finale deve essere che per studiare musica ci vogliono i soldi ( già adesso tra libri e strumenti è abbastanza elitaria la faccenda) non mi può piacere la direzione in cui si sta andando. Ma penso che ci voglia anche un po' di lucidità alle volte, e un po' di discernimento, da tutte le parti.

martedì 22 settembre 2009

Sentirsi poveri con 50 euro in tasca!

Sabato mattina devo prendere un treno alle 7 e-troppo-pochi-minuti, e pensavo fosse una cosa facile, ho una banconota da 50 euro in tasca e parto fiduciosa.

La biglietteria ha deciso di fare degli orari nuovi e apre alle 8.30 (i pendolari che vanno via tutte le mattine non si faranno più un biglietto, ma va bene...), ma non mi scoraggio, ne ero stata avvisata e so che ci sono 2 macchinette in stazione, se proprio butta male ho con me anche il bancomat! Mi avvio alla macchinetta e.... (suspance...) è rotta! Non dà alcun segno di vita! lo so, che ho detto che ce ne sono due, ma la seconda è un po' diversa, e funziona con banconote massimo da 20 euro e non accetta il bancomat!
Ma non mi dò ancora per vinta, c'è l'edicola in stazione e lì vendono sia biglietti che abbonamenti, ce la posso ancora fare! Mi avvio a passo deciso, arrivo davanti, non c'è fila (logico, di sabato mattina sono l'unica a prendere il treno delle 7 e-troppo-pochi-minuti!) e chiedo un biglietto. L'edicolante fa per staccarlo e io allungo la mia banconota da 50 euro, lui la guarda e contrariato fa: "Ah, no, sei già la terza stamattina, se te li cambio non dò più il resto a nessuno!". Io tra l'implorante e l'incredulo dico: "Ma la biglietteria è chiusa, la macchinetta è rotta e io devo prendere il treno!! Come dovrei fare?!" "Ah, non lo so e non mi interessa!".
Semidisperata torno verso le macchinette sperando in un'illuminazione e guardando i pochi minuti che mancano all'arrivo del mio treno mi gioco l'ultima carta: prelevo al bancomat 20 euro per pagare il biglietto alla maccchinetta (meno non te li fa prelevare). Appena effettuato il pagamento mi rendo conto che la macchinetta non dà il resto, ma un simpatico buono rimborsabile dalle maledettissime ferrovie dello stato. Inveisco, corro in treno, al primo cambio scendo e corro al supermercato della stazione per comprarmi dei fazzoletti di carta e una bottiglia d'acqua, arrivo alla cassa e ripresento la mia banconota da 50, visto che non posso fare affidamento neanche sul resto della macchinetta, la cassiera mi guarda e mi fa: "Non avrebbe moneta?!" Io la guardo ormai stordita e faccio :"Guardate che son soldi buoni eh!"

Neanche li avessi rubati!

venerdì 18 settembre 2009

Le magagne di faccialibro

Premetto che come dissi tempo fa, anch'io sono su FB, premetto anche che preferisco tenere separate l'area della mia vita dove sono identificabile e contattabile da quella anonima con cui vi ammorbo ormai da un bel po' di tempo.

Come in tutte le cose non mi piacciono le posizioni estreme, non penso che FB sia la scoperta più rivoluzionaria degli ultimi 20 anni, ma non penso neanche che sia il diavolo, penso però che ci siano modi corretti e scorretti di usarlo (un po' come l'aspirina insomma, ma in effetti senza il potere di farti passare il raffreddore!).

Detto questo parliamo un attimo degli usi scorretti (che quelli buoni come al solito sono molto poco interessanti, almeno dal punto di vista della narrazione!). E partiamo da quelli più sottili, tipo l'iscrizione ai gruppi, sì, perché se inizio ad iscrivermi al gruppo "quelli che la mattina fanno fatica ad alzarsi dal letto" è un discorso, tra l'altro penso che se sono davvero miei amici quelli che contatto, in linea di principio sapranno che sono sufficientemente pigra, o dinamica, o che altro. Quando invece mi iscrivo ad un gruppo tipo "quelli che sono stati lasciati da una persona che amavano tanto", "quelli che hanno 4 amici veri nella vita", già le informazioni che diffondi sono diverse, e quelli a sfondo sessuale ve li risparmio, dal momento che vi ho abituati ad un certo contegno. Insomma, in quel momento stai dicendo un po' di più di te stesso/a, anche se in maniera indiretta, e già a questo si dovrebbe prestare un po' di attenzione, non tanto perché siano informazioni sconvenienti, ma perché ci sono cose che ognuno dovrebbe tenere per sé...

Detto questo l'altra mattina apro la mia home page e trovo il messaggio di una ragazza che conosco poco ma di cui sono appunto amica su FB (abbiamo frequentato un corso all'Università...) che recita "Un grosso fanculo a chi ti dice di volersi fare una famiglia con te e poi ti tradisce con una donna sposata". E questo è stato solo l'inizio di una mattinata in cui la povera "cornuta" ha continuato a sfogare la sua rabbia sul web.
Ora, se fosse andata a tagliarlgi le gomme dell'auto e con l'occasione gli avesse dato fuoco alla casa, io stare dalla sua parte, e in caso mi trovassi in giuria in tale processo l'avrei assolta! Se avesse fatto un rito voodoo in cameretta, la capirei, se avesse chiamato tutti gli amici di lui per raccontargli cosa pensa davvero di loro questo personaggio, mettendogli contro tutta la popolazione della piccola cittadina, la giustificherei, se decidesse di evirarlo sulla pubblica piazza, anche. Ma a che scopo, dire al mondo, incluso quello che non ti conosce così bene, che lui ti ha tradito, e fare pubblicamente la parte della cornuta?! Proprio non me ne capacito...

Ecco perchè ho deciso di postare anche questo simpatico video, che ci ricorda che se FB fosse la vita vera, sarebbe un disastro! Forse ci vorrebbe l'etichetta "maneggiare con cura"!

venerdì 11 settembre 2009

Marco Paolini

Mi chiedo sempre quanto sia esportabile quando lo vedo. Perchè io sono veneta, e me lo godo fino in fondo, ma se lo senti parlare, e non sai cos'è il calìgo, o cosa sono i caparossoli, te lo può anche tradurre nello spettacolo, ma non è la stessa cosa.

Raccconta storie Marco Paolini, e di solito le racconta con una lavagna davanti e nella storia c'è sempre un treno, anche quando non c'entra con la storia. Racconta storie della sua terra, e allora parla di nebbia, di isole, di montagne e di pianure, di gente e delle abitudini di un popolo che può piacere oppure no, ma sul quale trova sempre il modo di farti sorridere.
Dal vivo ho avuto poche volte la fortuna di vederlo, l'ho sentito parlar di rugby, e in una città come la mia non è semplice, e poi lui ci mette sempre di mezzo la politica, con le sue contraddizioni, e le sue ingenuità, e racconta i modi autentici delle persone. E' quello che ti fa ridere, riconoscere il modo, la parlata, la frase che sai essere vera, detta, sentita.


Ma quello che a me piace più di tutto è vederlo muovere.


Non è solo mimare il movimento per darti l'idea di quello che vuole dire, è un balletto quello che fa, e non che sia un movimento sempre così elegante, ma il movimento da solo racconta tutto, ti riracconta tutto lo spettacolo. E non riesci a togliergli gli occhi di dosso, perchè è con te che sta parlando, è a te che sta raccontando quella storia.

Foto da qui
Se poi hai visto il Vajont, sai che può raccontare qualsiasi storia, anche le tragedia così grandi imputabili alla stupidità umana. Orazione civile, la definisce, molto di più secondo me. E' un documentario, ma è anche spettacolo, e uno spettacolo al quale non si può restare indifferenti. Se sei nato a Belluno immagino che abbia un peso diverso la tragedia successa a Longarone, ma se hai visto lo spettacolo di Paolini, non sarai mai più indifferente a quel nome: Vajont.







Un artista straordinario, che racconta la storia e le storie che conosce bene, e che forse sono difficilmente usufruibili da tutta l'Italia, o forse no, perchè magari in tutta questa globalizzazione è stato sdoganato anche il dialetto veneto, perchè chi ci è passato per queste terre lo sa, che non è cattiveria, è che è la nostra lingua, e in certi momenti non si può parlarlo l'italiano, perchè certe cose non si possono dire in italiano.
Però è uno di quegli artisti che ti fanno sentire un po' più orgoglioso di essere italiano.

domenica 6 settembre 2009

Guardare alla Luna

Foto from Flickr

Ci piace tutto ciò che non possiamo avere, e nell'attimo in cui lo otteniamo non ci piace o non ci basta più. Vogliamo raggiungere l'irraggiungibile, proprio perché è tale. Perché non ci deluderà mai, non possiamo averlo, per cui possiamo immaginarlo, e nella nostra immaginazione possiamo renderlo perfetto, nella nostra immaginazione non può deluderci, e non può diventare vero. Già quello non ci basta, che non possa diventare vero, ma è parte del gioco, che ci sia una possibilità, che sia desiderabile proprio perché non del tutto frutto del nostro intelletto o (peggio ancora) del nostro cuore. No, lo possiamo avvicinare, a quel tanto che basta per farci capire quanto vorremmo anche noi, ma poi scivola lontano dalle nostre mani, o lo facciamo scivolare... sì, perché se lo toccassimo diventerebbe reale e potrebbe deluderci, o essere difficile, o non bastarci, o peggio, finire. O forse non potrebbe reggere il confronto con ciò che era diventato nella nostra mente, perché nell'attesa, e nel ricrearsi nella nostra mente era diventato ancor più irraggiungibile, più lontano, meno reale, perché tutto ciò che è vero è per sua stessa natura imperfetto, come lo siamo noi, e allora se dobbiamo immaginarci qualcosa possiamo almeno concederci il lusso di immaginarlo privo di difetti, così bello che non reggerà mai il confronto con la realtà.


domenica 23 agosto 2009

A stone in the river


Sono quei momenti in cui ti senti in un certo modo e fai fatica a capire anche tu come, ecco, è uno di quei momenti lì. Mi sento un po' come queste pietre che stavano in questo magnifico torrente. L'acqua gli scorre sopra solo che loro non se ne accorgono, e lasciano che prosegua senza prender parte alla corsa.

Ecco, è come se arrivassi sempre in ritardo (proprio io che se c'è una cosa che odio sono i ritardatari!!). C'è qualcosa che mi sfugge, ed è una sensazione orribile, perchè come quella pietra sono troppo pesante per correre via con l'acqua...
... ma lo vorrei tanto!

martedì 11 agosto 2009

Parlando

Foto from Flickr
Saliamo in macchina, un atlante per quando usciremo dall'autostrada, i nostri zaini, e una tenda, perché non si sa mai, un paio di cd con della buona musica e finalmente partiamo per questa piccola vacanza più volte rimandata e messa in pericolo dai programmi di altri. Ci dirigiamo nella bella Toscana, partenza intelligente e si parte con il fresco della mattina in cui molti ancora dormono, alle 9.30 siamo già nei pressi di Firenze, ma da lì dobbiamo fare ancora un po' di strada. Con la guida in mano scegliamo di volta in volta la destinazione e ci perdiamo in un piccolo borgo medievale arroccato su una collina, che ha delle stradine piccole e strette che ricordano Venezia. Io ho dimenticato la mia macchina fotografica (di nuovo!) ma la mia compagna di avventure fa foto per tutte e due, e ogni tanto mi fa rubare la macchina per fare qualche scatto. Le ore passate in viaggio ci danno modo di fare lunghe conversazioni, e favoriscono quei "Ti dirò, in confidenza, che...", "Te lo dico, però tienilo per te...", e tante altre piccole o grandi confidenze che finalmente ci sentiamo libere di farci. Camminiamo sulle mura di Lucca continuando a chiacchierare e mi rendo conto che le sto dicendo cose che molti dei miei amici più cari non conoscono, ma che va bene così, che "ci sta" in quel momento, che anche lei scambia con me segreti e pensieri e opinioni, e che mi ascolta così come io ho ascoltato lei, e le parole si scambiano si intrecciano e vengono fuori da sole, e anche le risate e i passi sono più leggeri, e le salite meno impervie , e i gradini meno faticosi da salire se usi un po' di fiato per parlare.