lunedì 16 febbraio 2009

Il romanticismo dei treni

Foto da Flickr

C'è qualcosa di romantico nei treni... sì, a parte il fatto che sono sempre in ritardo, che sono sporchi e tutto l'odio che il pendolare medio accumula nei confronti delle ferrovie dello stato... c'è qualcosa che mi piace nei treni...

Sarà tutto quel muoversi fuori dal finestrino, campi e case che scorrono davanti ai tuoi occhi, sarà, quell'umanità che ci trovi dentro. Non mi riferisco al sentimento, sia chiaro, che per trovare un posto le più graziose nonnine sono disposte a sgomitare come non ci si immagina neanche, no mi riferisco al fatto che in treno salgono tutti i tipi di persone, anche quelle che non t'aspetti. Senza voler avere alcun riferimento politico, il treno è in qualche modo democratico, chiunque può salire. E in treno tutti viaggino in una direzione, ma con direzioni diverse. Ognuno ha la sua fermata, ognuno ha un suo punto d'arrivo. E in treno, quasi tutti si organizzano per passare il tempo. C'è chi dorme, chi ascolta la musica, chi mangia e chi beve, chi lavora, chi studia, chi telefona a chi ha appena lasciato o a chi sta per raggiungere, c'è chi chiacchiera, e chi legge.

Non si leggerebbe nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile – gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo – le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri – la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima.” A. Baricco, Castelli di Rabbia

Si sale in treno già con l'idea di dover trovare il modo di passare quel tempo inerte che ci separa dalla meta. Un tempo prestabilito, non sempre rispettato, ma prestabilito. E inevitabilmente ci si trova ad osservare gli ignari compagni di viaggio, perché per lungo o corto sia, quello è un viaggio condiviso, e osservandoli immaginiamo. Immaginiamo che la ragazza che ci sta davanti sia in viaggio per raggiungere il suo amore perché ogni dieci minuti guarda l'orologio, immaginiamo che l'uomo che è appena salito non sia un habitué, perché lascia sedere troppa gente, senza sapere che a quest'ora è già una grazia trovare posto, e perché ad ogni stazione si sporge per vedere dove siamo. Immaginiamo vite e destinazioni per chi sale e chi scende. Riconosciamo gli studenti che vanno a fare un esame, che si affannano a leggere per l'ultima volta gli appunti, e ogni tanto alzano lo sguardo per ripetere silenziosamente. Vediamo anche scene che ci fanno ridere o sorridere, perché alle volte la gente pensa che il treno sia un posto al di fuori del mondo dove si può dire qualsiasi cosa, dove il giornale uno lo compra per farlo leggere alla comunità, dove ci si possono raccontare segreti. Ma sui treni c'è tutto un mondo che ti ascolta, anche involontariamente, e alle volte nasconde a fatica un sorriso dopo le tue parole.

4 commenti:

pmor ha detto...

secondo me il fascino dei treni è il concederti quel tempo che il resto della vita di ruba. ti costringe a vivere un po' con te e con gli altri, senza bisogno di correre, senza la fretta di fare. e allora puoi leggere. puoi incontrare. puoi ascoltare. e scopri, quando sei sul treno, che non ascolti mai abbastanza. che non leggi mai abbastanza. che non ti concedi agli altri mai o quasi mai. perché devi correre. e allora ti riscopri a vivere una vita parallela. piena di cose nuove. almeno fino a quando il capotreno non urla: stazione!

Lieve ha detto...

Ci ho passato una vita sui treni, e non posso che concordare con quello che scrivi :)
C'è qualcosa di romantico nei treni e in tutto le persone che salgono e scendono con le loro vite che ignoriamo...

Anonimo ha detto...

è molto vero ciò che ho letto, ed è massimamente rivolto verso quella parte di umanità cui il treno in qualche maniera da la possibilità di accedere. A mio avviso esiste tuttavia un aspetto secondario, forse meno esplorato dalla letteratura, relativo al fascino del treno in sè stesso, ed ancor di più della ferrovia, una sorta di "strada perfetta" piena di correlati metaforici....

Clode ha detto...

Temo che anche quello sia stato ampiamente esplorato dalla letteratura, la strada tracciata che non concede scampo, l'unica scappatoia è decidere di scendere...

...mi piacerebbe dare il benvenuto su questi lidi ad un nome, o anche ad un nickname, ma per ora non mi è concesso , vedo....